Chiesa di San Calogero

La Chiesa è dedicata dagli Agrigentini al Santo a loro più caro, l’eremita San Calogero. Appare tuttora incerta la data di fondazione della Chiesa. Alcuni studiosi ritengono che il Santuario risalga almeno al XIV secolo, ma è comunque certo che nel 1573, considerata la vetustà del piccolo Santuario medievale dedicato a San Calogero e la sempre maggiore affluenza dei fedeli, ben 86 notabili agrigentini ottennero l’autorizzazione a ricostruire il tempio.

Quattro secoli fa questo luogo era remoto e solitario e anche se non distava molto da Porta di Ponte, tuttavia, tra questa Porta e la Chiesa di San Calogero vi è stato per molto tempo un fossato, che solo nel secolo scorso è stato colmato, ma che fino ad allora ha reso piuttosto impervia la località tanto che per gli Agrigentini quella chiesetta assunse quasi l’aspetto di un eremo e veniva pertanto indicata come “u rimitaggiu di San Caloriu” (l’eremo di S. Calogero). Nella piccola Chiesa di San Calogero si costituì anche una confraternita di cittadini di diverso ceto che manifestarono sin dall’inizio l’intenzione di celebrare ogni anno la festa di San Calogero. Da allora nel mese di luglio si videro in città, in occasione della festa dedicata a San Calogero, i Confrati che sfilavano processionalmente con le torce, coperti con mantelli e sacchi e con semplici sandali chiedendo umilmente l’elemosina.

Nei secoli successivi la chiesetta venne ancora abbellita con altre opere e altri interventi hanno permesso il recupero di elementi decorativi. Negli ultimi anni la piazzetta antistante l’ingresso principale è stata pavimentate e sistemata e venne realizzato accanto alla chiesa un conventino, in cui oggi sono ubicati alcuni uffici pubblici. Durante le varie trasformazioni i preziosi affreschi che ornavano la volta e le pareti sono andati completamente distrutti. La statua di San Calogero che si trova sopra l’altare si conserva con molto amore raffigura un vecchio alto e forte, col volto scuro, vestito da monaco antico, con una lunga barba che gli scende sul petto e l’aureola, assorto nella lettura di un libro. In sagrestia si possono ammirare i  quadretti che descrivono con disegni eventi miracolosi e in genere riportano il ritratto del fedele che ritiene di avere ottenuto da San Calogero una straordinaria grazia cioè quello di essere stato salvato dopo una grave malattia.

Dopo i primi anni di fervore religioso, quando la stessa Confraternita cessò di esistere, anche la festa di San Calogero perse alcune caratteristiche originarie e cominciò ad assumere quella dimensione molto più popolare che ha oggi. La festa in passato durava anche un mese (mentre oggi si svolge nella prima settimana di luglio) e si caratterizza sempre di più come il momento più alto della religiosità popolare locale divenendo il vero festino di Agrigento. Alla festa viene associato un mercato che è la manifestazione più vivace durante l’anno nel mondo contadino agrigentino. I semplici e umili devoti contadini, infatti, hanno dato vita nei secoli a festeggiamenti meno pomposi e forse anche meno ordinati, ma pieni di passionalità.