Il Castello Incantato, sorge nella parte occidentale di Sciacca. E’ un giardino con misteriosi volti scolpiti nella roccia e nei tronchi d’ulivo saraceni, realizzati dalla insolita creatività di Filippo Bentivegna. Un personaggio che per oltre 50 anni non ha fatto altro che scavare e scolpire teste, creando più di tremila volti, alcuni forse somiglianti a illustri personaggi storici, altri con espressioni stralunate, dal sorriso inquieto e indescrivibile. Un individuo dalla mente forse compromessa ma che dimostrava una grande abilità nell’attività manuale finalizzata alla creazione delle sue sculture, dimostrando una notevole capacità ideativa ed espressiva.

“Egli era un campagnolo che in cerca di fortuna parte negli USA lavorando insieme ai fratelli per la costruzione di una linea ferroviaria e, invaghitosi di una giovane ragazza americana, viene coinvolto in una furiosa rissa con un forzuto rivale negro che gli avrebbe sferrato un violento pugno alla testa. Le fatali conseguenze causate dal colpo ricevuto, avrebbero pregiudicato la sua integrità mentale creando anche una certa alterazione caratteriale, ma avrebbe contribuito in maniera determinante al risveglio nel suo inconscio di un istinto creativo che da lì a poco si sarebbe manifestato in questa forma d’arte dallo stile naif.

Decise allora di rientrare a Sciacca e con i soldi guadagnati in America riuscì a comprare un piccolo appezzamento di terreno poco fuori il centro abitato, iniziando un frenetico lavoro di scavo per recuperare la pietra necessaria alla creazione dei suoi volti. Il giardino diventa il suo mondo, la sua vita, la sua casa e rintanandosi per dare spazio alle sue creazioni si autoproclama “Signore delle Caverne”.

Oggi, oltre al “giardino con i suoi frutti di roccia” rimane la soddisfazione di sapere che questo bizzarro personaggio della storia di Sciacca, negli anni passati è stato protagonista di numerosi articoli su giornali regionali e che persino la televisione svedese si è interessata alle sue opere realizzando un apposito servizio.

Questa è la storia di una patologia artistica dalle forme d’arte anomale ma geniali.