“Benvenuti a teatro. Dove tutto è finto ma niente è falso”…e, in effetti, a corollario delle parole del maestro Proietti, possiamo senz’altro dire che, spesso, non c’è niente di più reale e tangibile di quelle emozioni che abitano un palcoscenico.
Questa la netta sensazione, assorbita e mai sopita, che si è avvertita pochi giorni fa, al Teatro Antico Greco di Akrai, a Palazzolo Acreide, cittadina del siracusano inserita tra i Borghi più Belli d’Italia e nella lista dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità UNESCO, quando andava in scena una inedita quanto sorprendente versione de “La Lupa” di Giovanni Verga. Una produzione edita dai Teatri di Pietra, la rete che da oltre vent’anni pone al centro la valorizzazione dei siti archeologici e monumentali attraverso lo spettacolo dal vivo organizzata dall’associazione Capua Antica Festival sotto la direzione del Maestro Aurelio Gatti e che, in questa stagione, ha visto il grande ritorno a Palazzolo Acreide dopo anni di assenza.
“La Lupa” di Gatti ha una forma nuova, vestita di danza e non di parole, capace di tenere fisso lo sguardo del pubblico per 57 minuti, trasmettendo empatia e pathos dall’inizio alla fine. La scenografia essenziale apre a una dimensione tragica permeata da un intimismo melanconico, capace di trasmettere un senso di tormento atavico ma anche profonda passionalità. Le coreografie di Carlotta Bruni e la musica di Marco Schiavoni sono perfetto fil rouge che tesse un racconto dinamico, mai banale, di baccantesca memoria, a tratti.
Mordace e voluttuosa Lucia Cinquegrana, nel ruolo di Gna Pina “La Lupa”, eterea e metidabonda Paola Saribas, che intrepreta la figlia Maricchia, smarrito, soggiogato ma anche consapevole il Nanni di Matteo Gentiluomo. Così, mentre l’unica narrazione verbale è affidata, fuori scena, ad un bravissimo e incisivo Sebastiano Tringali, i tre si muovono nello spazio teatrale in modo compiuto e autentico, come un ensemble eterogeneo e complementare.
Una “Lupa” che incanta, ammalia e cattura, capace di parlare anche se muta, che diviene summa del grande triumvirato greco: Eschilo nel dinamismo irresistibile dei personaggi; Sofocle nel terribile gioco del gatto col topo; Euripide, infine, nella scoperta delle voragini psicologiche dei personaggi. Si compie così quella “magia vissuta collettivamente, come comunità”, di cui parla il maestro Gatti, “che dona opportunità a gente differente di assistere allo spettacolo in modo unito e all’unisono.”
“Siamo quasi al termine di questa bella e partecipata stagione teatrale al Teatro Antico di Akrai, – ha dichiarato infine l’Assessore alla Cultura e Vicesindaco di Palazzolo Acreide Nadia Spada. “Stagione straordinaria che nasce da un lavoro sinergico con il Parco Archeologico di Siracusa. Ringrazio il direttore Carmelo Bennardo e il direttore artistico Lello Analfino che hanno creduto nelle potenzialità di questo teatro e nella visione comunitaria e culturale che sostengo.”
È indubbio che “Il Teatro del Cielo”, così come lo definì il grecista Ettore Romagnoli per la sua vista incredibile, non essendo come gli altri scavato nella roccia ma adagiato sul pendìo collinare, rappresenti uno di quei gioielli e patrimoni siciliani da proteggere e promuovere, un luogo eterno di rara bellezza da valorizzare e far vivere.






Photo Credits: Pietro Fazio

