L’eccezionalità di questo luogo sta anche nel fatto che ancora oggi, caso più unico che raro in Sicilia, appare ai tanti che vi giungono così come appariva ai viaggiatori del Grand Tour. Tutta l’area è rimasta pressoché uguale: vaste colline destinate alla semina o al pascolo, modesti rilievi animati da pochi alberi. Poche le costruzioni recenti.
Già da lontano, percorrendo la strada statale o l’autostrada in direzione di Trapani, il tempio, isolato in mezzo ad un mare di colline, colpisce per la sua imponenza. Poi, una volta lasciata la macchina la suggestione è tale che si ha l’impressione che da un momento all’altro quelle colonne dovessero animarsi di gente di un popolo per certi versi ancora misterioso gli Elìmi.

Costruito al di fuori dell’area urbana, sui resti di una costruzione più antica, il tempio si compone di un basamento a gradini di circa 61 metri per 26 metri dove poggiano 36 massicce colonne alti circa 10 metri. Nella costruzione sono state adottate diverse raffinatezze come ad esempio la correzione ottica ottenuta mediante una leggera curvatura del basamento, accorgimento riscontrabile solo nel Partenone di Atene.

La presenza di un tempio greco in una città, così come le differenze con altri templi dorici e la mancanza di alcuni elementi, hanno fatto discutere gli studiosi, e continuano ad animare ancora oggi numerosi dibattiti, soprattutto in merito alla funzione svolta e ai motivi della costruzione.
Al di là del fatto che si tratti di un tempio finito o meno, destinato ad un culto greco o indigeno, di certo c’è che è giunto a noi in un ottimo stato di conservazione e, nonostante gli oltre 2400 anni di vita, continua a meravigliare per l’imponenza, l’eleganza e le proporzioni armoniose.