Pietro Di Lorenzo, oggi conosciuto come “Busacca” è un uomo conosciuto per la sua fama e la sua ricchezza. Le sue origini vengono da Scicli, piccolo paese Modicano. Passò l’infanzia e la giovinezza a Scicli  in una importante famiglia di ebrei convertiti dediti al commercio del grano e all’industria dei mulini. Successivamente, ospite della ricca e prestigiosa famiglia sciclitana dei Bonincontro, si trasferì a Palermo dove inizia il suo commercio. Prima esporta il  frumento e poi, via via, operazioni finanziarie sempre più importanti, non solo con mercanti e imprenditori, ma anche con gente di livello lo fanno arrivare alla gestione del debito pubblico del Regno di Sicilia.

Busacca si arricchisce sempre più, ma non dimentica certo il suo paese natale, e quando fa testamento, oltre a disporre di ciò che sarebbe rimasto del suo corpo e del suo patrimonio, lascia tutto ai parenti e agli Sciclitani.

Obbedendo ai precetti di San Bernardino da Siena, la generosità di Busacca segue precisi criteri di precedenza: innanzitutto la famiglia del benefattore e, poi, i compaesani, purché virtuosi. Vengono, quindi, disposti lasciti, elemosine, denari per la fabbrica della chiesa, soldi destinati al riscatto di coloro che erano stati catturati dai Turchi ma, soprattutto, legati di maritaggio e di monacazione e per altre «donzelle povere» di Scicli e della contea di Modica. Ogni anno, così, l’otto di settembre (ricorrenza annuale della Natività della Vergine) i Rettori di Santa Maria La Nova erogavano la preziosa dote a zitelle vergini, bisognose o inabili, che avessero compiuto il sedicesimo anno di età.

L’eredità di Busacca accompagnò, quindi, nei secoli successivi, la vita degli Sciclitani, sostenendoli durante la normale quotidianità e nei momenti di difficoltà, come le carestie e le epidemie, calamità naturali o conflitti di guerra. Ma il processo virtuoso, innescato dall’eredità, sarà destinato a interrompersi durante la prima metà del XX secolo. La svalutazione, infatti, intaccherà in maniera drammatica il patrimonio che, giorno dopo giorno, perse quasi tutto il suo valore. Le doti che venivano distribuite ormai non valevano più nulla.

Oggi l’oro di Busacca non c’è più. Restano soltanto le opere che portano il suo nome, a memoria di un gesto di generosità durato più di quattro secoli.