La Fornace Penna, oggi nota come la Mannara del telefilm Il Commissario Montalbano, è un interessante rudere di archeologia industriale tra i più affascinanti della Sicilia. La fabbrica fu voluta dal barone Guglielmo Penna, che insieme ad alcuni nobili della famiglia, decise di costruire la sua industria di laterizi sul fondo di contrada Pisciotto, a due passi dal mare.

La Fornace somiglia più ad una cattedrale che ad una fabbrica di mattoni, tanto che fu definita “una basilica laica in riva al mare”. Una volta a pieno regime la Fornace dava lavoro a giovani operaie ma questa storia si concluse quando un incendio la distrusse e da quel giorno giace a due passi dal mare perdendo pezzo dopo pezzo.

L’idea affascina alcuni ma trova l’opposizione di molti e nonostante l’attivismo di molte associazioni locali, gli appelli del Fai e del WWF, il pubblico non può intervenire perché il bene è privato. I vincoli sulla Fornace Penna aumentano, a quello monumentale si aggiungono quello di tutela della fascia costiera, un vincolo paesaggistico e uno sull’immodificabilità dei luoghi, in quanto bene culturale di archeologia industriale e luogo dell’identità e della memoria.

Con gli anni vengono contestati i reati di danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale e di omissione di lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina. Un nuovo capitolo di una storia lunga 92 anni che non vede ancora lo sperato epilogo, la messa in sicurezza e la valorizzazione della Fornace Penna. Intanto, l’imponente fabbrica continua ad affascinare i locali e i tanti visitatori che scoprono questa bene culturale in riva al mare.