[section]

[row]

[col span=”8″ span__sm=”12″]

Fu costruita in epoca normanna, sulle rovine dell’antico tempio di Nettuno, molto venerato e meta di pellegrinaggio per i naviganti.
Denominata anche “Annunziata di Castello a mare” o di “Castellammare” per la sua vicinanza alla fortezza ubicata nell’insenatura del porto e della darsena.

Venne adornata di numerose opere d’arte, famoso era soprattutto un quadro raffigurante l’incontro della Santa Vergine con il suo Figlio. La sacra immagine, suscitò tanta devozione nei messinesi e fu celebrata in un poemetto dal sacerdote messinese Cola Iacopo d’Alibrandi.  Tale opera fu in seguito trasferita al Museo Nazionale di Napoli.
Dopo questo fiorente periodo la chiesa passò al Senato Messinese perché provvedesse alla sua gestione e in seguito al terremoto che aveva distrutto altre chiese fu elevata a parrocchia.
L’altro sisma la risparmiò e facendo crollare tutti i corpi di epoca barocca riportò alla luce le primitive strutture architettoniche.

La chiesa in sostanza è un ibrido architettonico con influenze dal romanico pugliese, lombardo e pisano, espressione della presenza a Messina delle rispettive nazioni. Una varietà architettonica che testimonia fra l’altro il susseguirsi delle dominazioni che si sono avvicendate in città nel corso dei secoli. Di spicco è il crocifisso, restaurato con nobile eleganza.
Nel 1606 Giovanni Tommaso Montella, firmò la grande pala per la chiesa, raffigurante l’Immacolata.
Il quadro raffigura una giovane adolescente dai capelli sciolti sulle spalle, in piedi sulla falce della
luna mentre schiaccia la testa del serpente.

Questa splendida chiesa, ha resistito ai disastri naturali ed oggi sta a testimoniare la grande arte araba, normanna e bizantina in Sicilia.

[/col]
[col span=”4″ span__sm=”12″]

[ux_sidebar]

[/col]

[/row]

[/section]