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Randazzo è un comune di circa 10 mila abitanti che si trova sul versante nord dell’Etna a 750 metri sul livello del mare, in provincia di Catania.

Si trova a soli 15 km di distanza dal cratere centrale dell’Etna, è lambita dal fiume Alcàntara, ed è soprannominata la “Città nera” per il largo uso di pietra lavica nelle costruzioni della città.

La sua storia, come per tutta la Sicilia, è intrisa di dominazioni che si sono susseguite per centinaia di anni: in primis i greci e i romani, per poi passare ad arabi e normanni. Eppure l’etimologia del nome resta ancora sconosciuta, probabilmente l’unico riferimento plausibile è quello ricondotto al sovrano di Taormina, Randàches, che governò nell’VIII secolo.

Le Chiese

La Basilica di Santa Maria Assunta venne iniziata nel XIII secolo in epoca normanna. Si narra che venne costruita proprio dove un tempo un pastore vide dentro una grotta l’immagine della Madonna illuminata da una minuscola fiamma. Come tutte le altre chiese è ricca di basalto nero della facciata, al quale si alterna l’arenaria bianca su portali e finestre.

La Chiesa di Santa Maria Assunta è ricca di opere d’arte di Giovanni Caniglia, Girolamo Alibrandi, Filippo Tancredi e Velasquez.

La Chiesa di San Martino è una chiesa costruita nel V secolo con un’unica navata, che venne ampliata del XII secolo una prima volta, per essere poi completata con la quarta navata nel Seicento. Questa chiesa possiede un campanile alto 41 metri, con 4 piani, che viene reputato uno dei più belli in Sicilia.

Le struttura venne danneggiata a causa dei bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale, i quali devastarono distruggendo gran parte delle opere conservate al suo interno. Le uniche a salvarsi furono delle opere in marmo del XV e XVI secolo.

La Chiesa di San Nicola o San Nicolò è la più grande della zona, nonché quella ristrutturata più volte, motivo per il quale racchiude in sé anche più stili. Il campanile risalente al Trecento venne distrutto durante il terremoto del 1693 e quello che lo sostituì nel Settecento rimase incompleto.

Al suo interno vengono custodite opere importanti, come la statua del Santo Nicola di Bari risalente al 1523, il fonte battesimale in stile gotico, un trittico di Antonello da Messina e la Trinità di Giuseppe Tomasi.

Cosa vedere

Oltre al bellissimo Castello Svevo, è interessante vedere Randazzo Vecchio, una particolare statua che rappresenta una riproduzione fedele della statua originaria distrutta durante i bombardamenti. La sua interpretazione potrebbe essere sia legata all’Alchimia, che alla religione.
La statua raffigura un uomo, con un’aquila poggiata sul suo collo, poi due serpenti ed infine un leone. Si ipotizza che l’uomo sia Piracmone, il gigante della mitologia greca, nato dall’unione di Gea e Urano.

Esiste poi una piccola e stretta via che però nel paese è davvero molto conosciuta: la Via degli Archi, che giunge a Piazza San Nicola e dalla quale i Nobili in tempo passato arrivavano per partecipare al Parlamento.

Sulla strada, infatti, ci sono 4 archi in pietra lavica costruiti ad intervalli regolari ed in stile aragonese. Su uno di essi poggia finestra bifora ad archi acuti sopra una colonna bianca che fa contrasto con la pietra lavica.

Musei

A Randazzo sono presenti tre musei: il Museo di Scienze Naturali, Il Museo dei pupi siciliani e la Casa della Musica e della Liuteria Medievale.

Il Museo di Scienze Naturali è suddiviso in 4 sezioni: fauna terrestre, marina, ornitologia e geologia. Al suo interno sono custoditi 2000 animali imbalsamati, tra cui qualche esemplare ormai estinto, come il grifone di Alcara Li Fusi.

Il Museo dei Pupi Siciliani è ubicato nell’ex macello comunale, e la sua collezione è composta da 39 pupi realizzati tra l’800 e il 900. I personaggi rappresentati sono quelli della Chanson De Roland, che racconta le gesta dei paladini e di Carlo Magno stesso.

La Casa della Musica e della Liuteria Medievale si trova all’interno di un edificio del XII secolo in cui sono conservati strumenti musicali dall’era preistorica fino al Medioevo.

Un’evoluzione strumentale che parte da conchiglie, passando per le tibie di animali, per arrivare infine a strumenti come la ghironda.

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