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Monforte San Giorgio sorge a 260 metri sul livello del mare, nella Valle del Niceto e sulle prime pendici dei Monti Peloritani. Con 1500 abitanti, il borgo ella provincia messinese  è raggiungibile sia dalla strada provinciale 60 che la collega con Torregrotta che dalla strada statale 113. Arroccato sulla fascia tirrenica dei monti Peloritani, vive di agricoltura e nello specifico di coltivazioni di agrumi.

I primi abitanti del luogo furono i Sicani, cioè i primi veri abitanti dell’isola siciliana. Tra i primi luoghi ad esser abitati, ci furono le sponde del Niceto, su cui vennero ritrovate necropoli greche e monete del V secolo a. C.. Probabilmente, qui sorgeva anche un tempio dedicato a Diana Facellina.

Il paese, fu protagonista della resistenza ai mori: la storia ci narra che i monaci bizantini in fuga da oriente, vennero qui a rifugiarsi dalle persecuzioni e a costruire sia un castello che una resistenza armata. Questo, insieme con quelli dell’hinterland (cioè Taormina, Rometta e Miqus) formavano un quadrato di difesa strepitoso. Quando iniziò l’invasione vera e propria nel’827, nessuno immaginava che sarebbe andata avanti fino al 965.
Quando nel 1061 il Conte Ruggero d’Altavilla, col fratello Roberto,  vennero con l’intento di dar inizio ad una spedizione, si diede il via a quella che risultò essere il rovescio di una dominazione lunghissima. Passando anche per Monforte San Giorgio, i normanni conquistarono l’isola.

I monaci costruirono due monasteri, S. Nicola e S. Anna, a cui il Conte Ruggero fece ingenti donazione e a cui mise a capo l’abate del monastero del SS Salvatore.

Il nome del borgo, non si sa bene da cosa derivi: potrebbe essere un chiaro riferimento della grande resistenza opposta agli arabi e che quindi il geografo Al Idrisi chiamava Munt da furt (Monte dei forti), mil castello sappiamo che il primo documento a riportare Montisfortis apparve nel 1104.

Anche Carlo I d’Angiò affidò al borgo la stessa funzione: come per il periodo svevo sotto Federico II, il castello venne costantemente reputato prezioso per respingere sollevazioni popolari.

Quando nel 1357 divenne un possedimento della famiglia Alagona nessuno immaginava che il Re Martino, nel 1393, lo confiscasse con l’accusa di tradimento, per poi affidarlo alla famiglia Cruillas. Era il 1405 quando questi decisero di venderlo a Nicolò Castagna.

Nel 1596 Monforte San Giorgio passò ai Moncada, che ne furono principi dal 1628.

Folklore

Proprio in virtù della storia raccontata sopra, ricordiamo la Katabba, una tradizione secolare che ricorda ogni inverno, l’arrivo dell’esercito normanno e la fuga dei mori.

Si tratta del suono congiunto di tamburo e campane che col cambio del ritmo scandisce le fasi degli avvenimenti storici realmente accaduti.
L’evento ha luogo dal 17 gennaio al 5 febbraio, in cui due fedeli, due volte al giorno ripetono questo suono congiunto. La mattina all’alba e appena dopo il tramonto.

La Katabba inizia con l’imitazione del passo del cavallo del messaggero che annuncia l’arrivo del liberatore. Man mano il ritmo aumenta, simulando il galoppo dei cavalli e la fuga. Le variazioni del suono continuano a mutare per oltre venti minuti, dandogli un tono festoso, al fine di rappresentare l’ovazione della folla al liberatore.

Questo suono si chiama “Tammurinata di Sant’Agata” e contribuisce, assieme ai giullari, giocolieri, arcieri, fachiri e mangiafuoco, a donare un’atmosfera medievale all’evento del 26 gennaio. Il culmine è la domenica pomeriggio, quando il Gran Corteo storico della Katabba sfila rievocando l’ingresso del Conte Ruggero con la sua corte.

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