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Nel Parco Regionale Naturale delle Madonie c’è un piccolo comune appartenente alla provincia di Palermo con soli 1329 abitanti: Isnello.
Completamente immerso nel verde, il piccolo paese ha origine davvero antiche, basti pensare che i ruderi del castello siano stati stimati risalire al 1082.

Le montagne attorno rappresentano uno dei maggiori intrattenimenti sciistici dopo l’Etna; stiamo parlando proprio di Piano Battaglia. Anche dal punto di vista geologico è rappresenta una ricchezza, la grotta sotterranea Abisso del Vento ad esempio, risulta tutt’ora ancora solo parzialmente esplorata.

Per quanto riguarda i luoghi da visitare in paese, suggeriamo in generale di visitare le chiese, alcune delle quali sono strutture davvero molto antiche: i ruderi dell’eremo di San Leonardo, proprio fuori dal centro, risalgono al 1182.

Si respira aria fresca e pulita e vista l’assenza di inquinamento luminoso, è stato scelto come luogo di fondazione del Centro Internazionale per le Scienze Astronomiche, Gal Hassin, riconosciuto a livello internazionale, anche dalla NASA.

Sicuramente vi consigliamo di prestare attenzione ai ruderi di epoca bizantina di cui avevamo parlato prima, riferendoci a ciò che rimane oggi del castello che venne eretto nella Val Demone su una rupe. Questo possedeva una doppia cinta muraria, probabilmente con torri e bastioni di rinforzo perché nel suo complesso era parte integrante di una cittadella difensiva. La parte centrale era quasi certamente riservata alla zona notte, mentre le zone più esterne, quelle a valle, erano adibite ad ambienti di servizio come stalle, dormitori e laboratori.

Quando arrivò il momento della dominazione normanna, il castello venne inserito ufficialmente nel sistema difensivo con a capo il regio demanio, fino al XVI secolo!

Tra le cose da vedere anche “Madre Madonita”, un’opera in bronzo realizzata nel 1987 dallo scultore Pietro Giambelluca. Rappresenta il simbolo dell’identità del paese, con la quale si vogliono identificare le radici profonde e volontà di crescita e riscatto.

Il Museo “Trame di Filo”, lo dice la parola stessa, è incentrato sul recupero dell’arte del ricamo. Fondato nel 2009, al fine di permettere al ricco passato culturale del luogo di poter essere ammirato. Isnello ha infatti da sempre rappresentato una vera e propria “culla” del filet e dello sfilato.

Il sentiero geologico urbano venne progettato per utilizzare il percorso al fine di proporre la conoscenza del patrimonio geologico. Lungo il percorso si potranno osservare il meraviglioso panorama dall’alto e tutti i luoghi di cui abbiamo fatto menzione prima.

Per quanto riguarda invece i prodotti tipici, iniziamo subito col dire che le ricette sono davvero antiche e tramandate da generazioni. Gli allevamenti ovini e caprini danno spazio ad una vasta produzione di carni e salumi, ma anche formaggi. Ricotta, caciocavallo, pecorino e caprino su tutti. Tra i piatti più gettonati “i tagliarini chi favi a maccu”, “i maccarruna cu sucu”, “a pasta ca frittedda”, “a pasta ca ricotta”,“i carduna in pastella”, “a frittedda” e le polpette d’uovo in pomodoro. I dolci principali sono i cuddura d’ovu, i corna, aceddi cu l’ovu di Pasqua, “i sfinci”, u risu cu latti”e “i cudduruna”.

Le Sagre sono bellissimi momenti folkloristici in cui riuscire davvero ad assaporare l’essenza di un luogo. Ad aprile c’è la Sagra delle verdure spontanee. Le antiche ricette vengono rivisitate in chiave moderna e nel contempo, si diffonde la conoscenza del patrimonio erboristico e botanico del luogo. Il 29 Aprile invece c’è la Sagra della “Frittedda”, un preparato di fave, piselli, carciofi, finocchi selvatici e olio evo.

A giugno, il 29 c’è la Sagra delle Fave, creata nel 1979, durante la quale nei pentoloni storici (detti quadare) vengono bollite e poi distribuite in giro per i quartieri fave, patate e cipolle.

In piena estate, c’è la Sagra della Ricotta. Si svolge il primo weekend del mese, in cui vengono riscoperti i procedimenti con i quali i pastori producono sia ricotta che tuma fresca.

A settembre, il 5-6-7 c’è Festa patronale dedicata a San Nicola di Bari, durante la quale è previsto un programma con concerti, spettacoli e giochi. Non è una sagra, ma un momento folkloristico degno di nota.

Nel mese di novembre si ricomincia con le sagre vere e proprie, come quella dedicata ai Sapori d’autunno. Si fa spazio alle caldarroste, ai dolci locali, alle grigliate di carne e anche al vino novello.

A dicembre, il 24, c’è la “Luminaria”, in atto da ormai duecento anni: in Piazza Mazzini viene allestito un grande falò davanti al quale vengono scambiati auguri e doni anche dopo la mezzanotte. Si cantano le “frottole”, degli inni sacri, di origine ottocentesca dedicati al santo del giorno. Nei canti si impegnano 80 cittadini accompagnati dalla banda musicale cittadina.

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  • Selenia Torrisi
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