Il nome originale è Grande Cretto, è un’opera di land-art realizzata da Alberto Burri tra Trapani e Palermo, dove un tempo sorgeva Gibellina vecchia.
Il terribile terremoto del 15 gennaio 1968 distrusse il centro storico di Gibellina. Negli anni successivi la città di Nuova Gibellina fu ricostruita a 20 km dalle macerie e diversi furono gli artisti e gli architetti che contribuirono alle iniziative di ricostruzione. Tra questi, appunto, Alberto Burri.
Cosa sono i “cretti”? I cretti sono superfici di cellotex con l’aggiunta di colle, terra e impasto bianco che ricordano le fessurazioni delle terre argillose. Alla vista delle macerie di Gibellina a Burri venne quindi l’idea di riprodurre uno dei “suoi” Cretti su scala ambientale.
Il progetto era quello di riportare la conformazione delle strade, dell’abitato e dei rilievi, come un sudario sulle forme del defunto.
I lavori, avviati nel 1985 e interrotti nel 1989 furono terminati nel maggio del 2015, così come avrebbe voluto Burri.
Il Museo del Cretto
Completata definitivamente l’opera, si avvertì la forte necessità di dare uno strumento informativo ai visitatori del Cretto.
L’intento era quello di costruire un’identità comune attraverso la realizzazione di un monumento dal valore culturale e sociale. Con questi ideali, nel maggio 2019, aprì il Museo del Grande Cretto di Gibellina. Esso è situato nella vecchia Chiesa di Santa Caterina, a 300 metri di distanza dal cretto.
È l’unico edificio superstite del terremoto e nasce dall’esigenza di raccontare le origini dell’opera di Burri, la sua progettazione e realizzazione. Il museo, infatti, recupera, conserva e comunica la memoria di Gibellina in maniera simbolica.