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La Chiesa che insieme al monastero fa parte del cenobio di san Nicolò l’Arena o più correttamente La Rena (termine siciliano con cui veniva identificata la sabbia rossastra caratteristica di Nicolosi dove sorgeva l’insediamento benedettino originale) con i suoi 105 m di lunghezza, 48 di larghezza e 66 di altezza alla cupola è il più alto e grande edificio di culto religioso in Sicilia, oltre che punto panoramico aperto al pubblico più elevato in città. I lavori iniziarono nel 1558 con la costruzione di quello che sarebbe stato il monastero e della chiesa annessa e già nel 1578 vi fu il trasferimento degli adepti all’ordine.

La colata del 1669 danneggiò gravemente la struttura che venne ricostruita più a sud rispetto al sito originario, sotto la supervisione dell’architetto romano G.B. Contini con un progetto maestoso ispirato dalla basilica di san Pietro che doveva, da un lato accogliere quanti più fedeli possibile durante le celebrazioni religiose, e dall’altro evidenziare il fasto e la potenza raggiunti dalla comunità benedettina. Il violento sisma del 1693 danneggiò ulteriormente il complesso ancora in costruzione e per oltre 30 anni i lavori si fermarono. A partire dal 1730 riprese il cantiere “mai concluso” ed ereditato da diversi architetti come Antonio e Andrea Amato, Francesco Battaglia, Stefano Ittar e Carmelo Battaglia Santangelo.

Il progetto della facciata cambiò diverse volte come gli architetti che vi lavorarono, prima di arrivare a quello definitivo che rimase tuttavia incompiuto dopo l’interruzione dei lavori del 1796 dovuti a complicazioni tecniche, al contenzioso fra i benedettini e l’azienda che forniva la pietra per il completamento della stessa, ma soprattutto all’inclinazione dei monaci a rendere più sfarzoso e vivibile il monastero dove trascorrevano la maggior parte del loro tempo piuttosto che la chiesa.

Nel 1866 in seguito all’eversione dell’ asse ecclesiastico, decretata dalle due leggi del regno d’Italia, ne avvenne la confisca e rimase di proprietà delle istituzioni cittadine fino al secolo successivo. Venne sconsacrata durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale che inoltre la danneggiarono parzialmente, solo nel 1989 venne riconsacrata e restituita all’ordine.

Sfortunatamente si trova ancora in una situazione di degrado nonostante le varie campagne di recupero e restauro che hanno interessato, fra gli altri, anche la maestosa cupola progettata da Ittar. Lo stile osservabile nel prospetto è un’ unione di neoclassico e tardo barocco siciliano caratterizzato dalle possenti colonne libere, i grandi portali e le balaustre alla base delle ampie finestre; anche la scalinata d’ accesso non sfigura di fronte alla grandezza dell’ opera.

Gl ambienti interni a croce latina sono divisi in tre navate da grandi pilastri con la crociera che sostiene una cupola al cui interno è possibile ammirare opere gigantesche, che sembrano tuttavia minuscole, nel contesto di un ambiente così ampio e soprattutto a causa dell’altezza a cui si trovano. Le numerose cappelle presenti nelle navate sono decorate con materiali pregiatissimi provenienti da varie zone come libeccio di Trapani, alabastro di Fiumicino, giallo di Siena, verde di Calabria, bianco di Carrara e marmo nero di Portovenere.

In capo all’altare maggiore si può ammirare il magnifico organo opera di Donato del Piano che con le sue 2,378 canne in legno e lega di stagno, sei mantici, cinque tastiere e settantadue registri, poteva essere suonato in contemporanea da tre organisti e riprodurre qualsiasi strumento musicale.

Volgendo lo sguardo verso il basso mentre si attraversa il transetto è possibile ammirare la gigantesca meridiana realizzata da W. S. von Waltershausen e Christian Peters completata nel 1841 e lodata oltre che per la magnificenza delle sue dimensioni, il valore dei materiali e le magnifiche finiture anche per la precisione che la contraddistingueva.

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