Ci sono vini che raccontano.
E poi ci sono quelli che ricordano. Ed è così che l’Etna Rosso Arcurìa di Graci si configura come una pagina aperta nel diario dell’anima, la mia, nella fattispecie.
È un ritorno a Contrada Gelso, nel siracusano, a quella infanzia che odorava di terra bagnata, forno in pietra ancora caldo di pane, di balle di fieno impilate sotto il cielo di agosto, di gelsomini e mandorli in fiore.
È bastato avvicinare il calice al naso perché tutto riemergesse con tenerezza, e, d’altronde, cos’è il vino se non (anche) memoria?
In bocca è profondo, lunghissimo, stratificato. Un vino che si distende, si espande e non lascia spazi vuoti. Un sorso che abbraccia il palato con una tensione elegante, quasi ascetica, prima di chiudere con una mano ferma, ruvida e gentile come la carezza buona di un nonno.
Che sorpresa, ogni volta, le assonanze! Come certi incontri inaspettati tra persone lontane, anche i territori, per quanto diversi, a volte si riconoscono nei profumi. Ed ecco che qui risuona una nota comune, quella della polvere calda, quasi affumicata, mescolata a fiori di campo e legno secco. Un respiro condiviso, che supera le coordinate geografiche per parlare una lingua più profonda, quella della memoria del cuore.
Al centro di tutto c’è lui: il Nerello Mascalese, vitigno austero e nobile, capace di dare vini dalla finezza verticale e dalla potenza di spirito. In Arcurìa si mostra puro, non ammiccante, con una trasparenza aromatica che lascia parlare la pietra, il vento, il tempo. La 2022 è un’annata calda ma composta, con frutto integro, acidità ben trattenuta e un tratto materico ben scolpito.
Dietro c’è il lavoro ineccepibile di Alberto Graci, custode di radici ataviche e promulgatore di una visone avanguardistica.
Qualche ora con lui, tra vigne e cantina, è bastata per capire molto del suo modo di fare vino: concreto, diretto, senza fronzoli e quisquilie.
Niente copioni, nulla di affettato, solo il respiro della “Grande Madre” Etna, la polvere nera sotto i piedi – e nelle mie mani – e una voce pacata che racconta di scelte fatte col cuore prima che col mercato.
Zero folklore.
Solo un lavoro fatto bene, benissimo.

