Passofonduto è un ossimoro vivo, una terra di mezzo senza confini, un’alternanza di paesaggi placidi e di bellezza struggente, incontro tacito tra Eros e Thanatos, intervallo di luci e ombre perpetuo.
Tra gesso, argilla e calcare di questa contrada che pulsa nel cuore della Valle del Platani, tra Caltanissetta e Agrigento, nascono dei vini che racchiudono l’essenza dei luoghi unita al genio creativo – con un pizzico di sanissima follia – del loro creatore: Giuseppe Cipolla. Un uomo, un artista, capace di fondere radici e avanguardia, tradizione e ricerca, metodo scientifico e visione onirica.
Quelli di Giuseppe Cipolla sono il corrispettivo enoico di “quel pezzo di Irlanda trapiantato in Sicilia” che è la zona dei Monti Sicani: qui si coniuga l’altro e l’altrove, in modo intuitivo, diverso – non per questo meno bello e qualitativo – seguendo la filosofia produttiva del togliere piuttosto che dell’aggiungere.
I vitigni autoctoni mantengono il legame profondo con le origini, lo stile pioneristico è la firma a mano libera di uno dei produttori più estrosi dell’isola.
Al calice arrivano vini eclettici, gentili e selvaggi al contempo – frutto di sperimentazioni ed evoluzioni continue – carichi di sfumature olfattive e climax gustativi.
Da “n’occhiu” di terra fatta di arenaria e trubi – e quindi con grande concentrazione di salgemma – nasce il rosato “Occhio di Sale”, ottenuto da un articolato assemblaggio (o per meglio far eco al produttore dovremmo usare il termine “cuvée”) di Nero d’Avola, in prevalenza, e piccole percentuali di altri vitigni autoctoni siciliani.
Un vino dal carattere vigoroso con modi garbati che, a primo acchito, potrebbe apparire rude o indomito, per rivelarsi, poi, di grande equilibrio ed eleganza. Un frutto ben definito apre alle tinte fragranti e salmastre: terra e fiume, fragore e silenzio, fiori e roccia sono incontro e sinossi di questo vino di luce che, tra freschezza e trama tannica, promette e premette buona tenuta e bella evoluzione nel tempo.


