Vergine e selvaggia è la natura dell’isola di Pantelleria, con un media annuale di pioggia per metro quadrato di 484 mm, forti venti e notevoli sbalzi termici. Nel corso dei secoli di colonizzazione, infatti, gli abitanti si sono adattati a questa prerogativa modificando la coltivazione delle piante di ulivo, non più alte di 1 metro e quella delle viti ad alberello inserite all’interno di conche per trattenere l’acqua. Premiata come bene immateriale e culturale dell’UNESCO perché considerata un modello da salvaguardare, promuovere, studiare, dalla vite ad alberello si ricava lo zibibbo per la produzione del pregiato Passito di Pantelleria.
La coltivazione degli agrumeti è invece protetta dal famoso giardino pantesco. Costruito interamente in pietra a secco e generalmente di forma circolare, esso viene eretto da secoli sull’isola allo scopo di creare un microclima adatto allo sviluppo della pianta al suo interno.
La costruzione di questo alto apparato murario attorno ad un solo albero ne consente la sopravvivenza, altrimenti impossibile a causa delle scarse piogge. Il tronco e il suolo rimangono all’ombra per tutta la giornata, mentre i raggi solari colpiscono solo la chioma dell’albero, garantendo una costante presenza di acqua all’agrume, anche nei mesi estivi.
Il giardino pantesco, infatti, raccoglie l’acqua per il suo albero in parte utilizzando la condensa, in parte intercettando e canalizzando l’acqua piovana da un foro d’ingresso.

