La coltivazione della vite in Sicilia predilige i vitigni autoctoni con una produzione veramente vasta e variegata. I vitigni a bacca bianca si concentrano principalmente nella parte occidentale dell’isola, in particolare a Trapani, Agrigento e Palermo. I vitigni a bacca rossa invece si trovano soprattutto nella zona orientale.

Le varietà autoctona a bacca bianca più coltivata è il cataratto, anche se uno dei vitigni che dimora da più tempo in Sicilia è l’inzolia. Il grillo o riddu, ottenuto dall’incrocio tra cataratto bianco e zibibbo, è fondamentale per la produzione del Marsala, ma è anche usato come vino da bere tutti i giorni.

E ancora il grecanico, introdotto dai Greci, e lo zibibbo, conosciuto anche come Moscato d’Alessandria, il cui nome di origine araba zabīb (زبيب) significa letteralmente “uva passa”. Trapani e Pantelleria sono le zone più vocate per la coltivazione di questo vitigno, da cui ne deriva anche la versione liquorosa di Passito.

Sul versante orientale, invece, Siracusa ci regala il nettare degli Dei o Moscato di Siracusa, un vino da dessert profumato e aromatico, che i Romani definivano uva apiana, perché prediletta dalle api per la sua dolcezza. E per finire, l’oro della Sicilia: la deliziosa Malvasia di Lipari, la cui produzione è consentita nelle Isole Eolie in soli 90 ettari e da cui si ottengono le versioni Naturale e Passito.

Tra le varietà autoctone a bacca rossa, il nero d’Avola è il vitigno principe della città di Avola e di tutto il vigneto siciliano. In passato, era conosciuto anche con il termine siciliano Calaulisi, da calea, cioè uva e Aulisi, cioè Avola. Questa parola però è stata spesso tradotta erroneamente come Calabrese, perché in passato i vini della Calabria erano quelli più ricercati sul mercato, soprattutto dai produttori francesi. Pertanto i commercianti siciliani erano soliti definire i loro vini “calabresi” per facilitarne la vendita. Rimanendo nel territorio siracusano, troviamo un altro vitigno a bacca rossa: il frappato. Il vino più famoso cui dà origine è il Cerasuolo di Vittoria, unica DOCG di Sicilia, nel quale il Frappato è presente in uvaggio dal 30 al 50%, insieme al Nero d’Avola.

A nord dell’isola, nel territorio Messinese, troviamo invece il nocera, un vitigno locale antico che nel corso dei secoli è stato soppiantato dai vitigni etnei e dagli alloctoni. Oggi entra a far parte, insieme al Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, nel disciplinare di produzione della Faro DOC.

Nel versante opposto della Sicilia, Palermo e Trapani ci regalano il perricone, qui chiamato anche Pignatello dalle “pignatidare”, le terre rosse e luminose del Trapanese impiegate per la fabbricazione delle pignate (pentole) da cucina in terracotta. Nell’800 il Perricone era il vitigno a bacca nera più importante e più diffuso dell’isola, ma a metà del secolo la grave crisi della fillossera lo fece scomparire quasi del tutto. Oggi, grazie all’azione di recupero degli antichi vigneti da parte dei produttori, ha riconquistato la sua importanza tanto da essere incluso nei disciplinari di molte denominazioni del Palermitano, dell’Agrigentino e del Messinese.

Approfondimento a parte meritano invece i vitigni etnei, nerello mascalese e nerello cappuccio.

Tra le varietà internazionali o alloctone coltivate in Sicilia troviamo lo chardonnay, diffuso su tutto il territorio regionale sia in purezza che in uvaggio, il syrah che dà vini con una spiccata matrice frutta e speziata, il merlot coltivato soprattutto nella zona centro occidentale dell’isola e infine il cabernet sauvignon capace di dare longevità ai vini siciliani.