L’isola nell’isola – l’Etna – è diventata negli anni punto di riferimento del panorama enologico nazionale e internazionale. Il grande vulcano domina tutto il paesaggio della Sicilia orientale e la sua viticoltura è millenaria. Ancora oggi tra le campagne etnee si ritrovano antichissimi palmenti in pietra che testimoniano l’esistenza degli arcaici processi di vinificazione. Le rocce di arenaria venivano scavate creando un’ampia vasca per la pressatura delle uve che, collegata da un foro a una seconda vasca più bassa e profonda, raccoglieva il mosto e iniziava così il processo di fermentazione.

Verso la fine del’800, la provincia di Catania era la più vitata d’Italia, con i suoi 90.000 ettari. Frequenti e numerose erano le esportazioni verso le regioni del nord e della Francia. Purtroppo i suoli vulcanici dell’Etna non riuscirono a resistere all’invasione della fillossera, terribile insetto che devastò gran parte dei vigneti riducendo drasticamente la coltivazione a 40.000 ettari. Il declino della viticoltura continuò fino al secondo dopoguerra, attualmente si contano infatti solo 1.200 ettari vitati sull’Etna.

La viticoltura etnea è un susseguirsi di terrazzamenti e muretti a secco in pietra lavica, antichi palmenti, vigneti ad altitudine superiore a 500mt sul livello del mare, terreni con pendenze che superano il 30% ed escursioni termiche che arrivano anche a 18 gradi. Un terroir unico in cui le colate laviche nel corso della storia hanno creato un substrato ricco di minerali – ferro, rame, potassio, fosforo, magnesio e azoto – che arricchiscono il patrimonio olfattivo delle uve. L’insieme di questi fattori fa sì che sull’Etna si parli di viticoltura eroica: non esiste meccanizzazione, tutto viene fatto a mano.

Il territorio etneo è suddiviso in 4 versanti: nord, est, sud est e sud ovest.

Il versante nord è la zona dei grandi rossi etnei. Il clima è decisamente rigido e freddo dovuto alla presenza dei monti Nebrodi e del fiume Alcantara. I vigneti in questo versante si spingono non oltre gli 800 mt s.l.m. Qui il nerello mascalese e il nerello cappuccio trovano la loro massima espressione nei comuni di Castiglione di Sicilia, Randazzo, Linguaglossa e Passopisciaro.

Il versante est è invece dedicato ai bianchi etnei. I vigneti si affacciano sul Mar Ionio, godendo di quote che si spingono fino ai 900m slm e dell’influenza del mare. Sebbene sia la zona più piovosa, è anche quella più ventilata. Il Carricante prevale sulle altre varietà autoctone. Milo è l’unico comune nel quale è possibile produrre l’Etna Bianco Superiore, grazie al terreno più stratificato e meno roccioso e alla continua esposizione solare, sicuramente più idonea alla maturazione delle uve bianche che rosse.

Il versante sud-est è l’area più soleggiata, in cui la presenza di coni vulcanici ormai spenti fa sì che i terreni siano ricchi di minerali e si abbiano dei vini coerenti ed equilibrati, con buona continuità produttiva.

Il versante sud-ovest è quello meno conosciuto ancora dal punto di vista vitivinicolo, ma su cui si sta investendo parecchio. I terreni qui sono chiamati tradizionalmente funnali per indicarne proprio la loro profondità, caratteristica del suolo che consente alle uve di rilasciare grandissima sapidità nei vini. Forti sono le escursioni termiche, le piogge e l’umidità sono contenute e i venti particolarmente caldi. Nei comuni di Biancavilla e Santa Maria di Licodia non esistono praticamente punti d’ombra. Questi fattori fanno sì che i vini risultino più carichi di colore, con note olfattive più intense e tannini levigati.

Sebbene l’interesse per la viticoltura sull’Etna sia relativamente recente, in realtà l‘Etna DOC nasce nel 1968. Infatti i vigneti de a Muntagna sono tra i più antichi d’Europa, e nonostante la coltivazione praticata sia principalmente ad alberello, sono presenti anche vigneti a piede franco (privi dell’innesto americano). Per un totale di circa 140 cantine che vinificano in quattro versanti, rendendo così diverse e sfaccettate le personalità dei vini etnei. Nel 2011 il Consorzio di Tutela della DOC Etna decide di fare definitivamente chiarezza sugli esatti confini delle zone dedite alla viticoltura etnea e suddivide il territorio in ben 133 contrade, formalmente dette Unità Geografiche Aggiuntive. All’interno di ogni contrada, ogni vigna possiede le proprie peculiarità grazie alla differenza di altitudine e alla composizione dei suoli. Ma sull’Etna, oltre alle caratteristiche del micro-terroir, si aggiunge anche l’estremo frazionamento della proprietà fondiaria, che si traduce in tante piccole tenute: ogni singola parcella rappresenta un unicum, differente da quelle adiacenti.

Negli anni il lavoro di ricognizione dei confini territoriali non si è arrestato, tanto da essere arrivati a riconoscere ufficialmente altre 9 contrade (per un totale di 142), che saranno aggiunte ufficialmente nel prossimo disciplinare di produzione dell’Etna DOC.

Scarica qui la mappa delle Contrade dell’Etna.